La leggenda del culatello di Tony Blair

Questa è una leggenda narratami ieri da mio padre. Come tutte le storie di mio padre potrebbe essere verissima o potrebbe essere una balla colossale. Pare che l’abbia sentita da qualcuno.

Circa dieci anni fa Tony Blair è passato da Bologna. Ovviamente non si sa bene perché. Essendo a Bologna la Grassa è ovviamente andato al ristorante e gli è saltato il ghiribizzo di chiedere del culatello. Narra la leggenda che in quei tempi bui il culatello non fosse ben noto al di fuori del territorio ducale, ma che Blair avesse le sue misteriosi fonti.

Ovviamente, dato che la storia è ambientata a Bologna, non ce l’avevano, ma per caso uno degli astanti era cognato o genero di un produttore di culatello. Costui chiamò immediatamente il parente e si fece portare un culatello, con somma gioia del politicante albionico. E narra il genitore che da lì il culatello tragga la sua fama all’estero. Dove per estero si intende, come al solito, tutto ciò che non è Ducato.

Inserito in Cibo e bevande | Lascia un commento

Farinata di Gnocchi alla Romana

L’Italian Society dell’Università di York parteciperà la settimana prossima alla Fiesta, che include una competizione di cucina. Uno dei piatti in programma è una bella teglia di gnocchi alla romana, che nessuno di noi ha mai provato a fare. Pertanto mi sono avventurato fino alla Coop per procurarmi gli ingredienti e accingermi all’impresa.

Date le mie attitudini alla ricerca in stile “questo dizionario non ha la B” sono tornato a casa piacevolmente sorpreso di aver trovato un qualunque prodotto con su scritto “Semolina”. Il fatto che ci fosse anche scritto “creamy” non mi ha insospettito più di tanto. Nella mia euforia ho addirittura pensato che fosse un semolino particolarmente fino, meno prono a formare grumi.

Ambrosia Creamy Semolina, il viscido semolino del demonio

Finto semolino. Infidamente usato in stile porridge dagli inglesi.

Seguendo un po’ alla carlona le istruzioni di Giallo Zafferano, che dicevano di bollire un litro di latte, ero intento a benedire le bottiglie da due pinte per i 136ml avanzati per la colazione quando ho aperto la latta di semolino. Ovvero la latta di infido, perfido, ingannevole, ma soprattutto viscido “Ambrosia Creamy Semolina”. Questo non è buon vecchio semolino, ma un misterioso intruglio di latte, zucchero, orzo e semolino. Il peso è il doppio di quanto indicato dalla ricetta, ma essendo bagnato ce lo metto tutto. A saper prima che era già imbevuto compensavo mettendoci meno latte, ma penso di far evaporar quello in eccesso. Dopo 20 minuti di mescolamento di quella pappetta eccessivamente liquida provo a rimediare alla bell’e meglio aggiungendo farina integrale. Aggiungo sale per contrastare lo zucchero indesiderato e tardo a mescolare quando inserisco i tuorli, che sono quindi precipitati sul fondo solidificandosi. Nel risultato finale ci saranno pezzetti di tuorlo sparsi, che se le uova non fossero scadute sarebbero anche buoni.

Sempre seguendo le istruzioni in modo alquanto vago, spalmo il mio intruglio su un tagliere in un’irregolare strato spesso circa un millimetro, tentando di farlo al contempo solidificare e raffreddare, per poi metterlo nella teglia diviso nei tipici dischetti. A corto di tempo e di pazienza, o forse avendo creato un mostro eccessivamente liquido, dopo un po’ mi limito a scodellarlo nella teglia oliata, creando un unico strato a mo’ di farinata. Questo sarà poi coperto da un generosissimo strato di Emmental grattugiato, a sua volta civilizzato da uno strato di Parmigiano.

Inforno il tutto a 180° per un 25 minuti, poi spengo il forno e lascio dentro l’oggetto 5 minuti, più per scongiurare il malefico allarme incendio che per motivi di cottura. Pulisco tutto e mi precipito a lezione, non prima di aver assaggiato la creazione.

Di sicuro non sono gnocchi alla romana, né per forma né per sostanza. Di sicuro sanno di semolino, ma sono un po’ dolciastri, per colpa del viscido Ambrosia. Si lasciano mangiare, a giudicare dalla reazione dei compari della society, che l’hanno finito tutto. D’altronde sono buone forchette.

C’è stato chi ha proposto di ricoprirlo di nutella, che tanto è dolce, e chi mi ha chiesto, aspettandosi dei veri gnocchi alla romana, se era pizza. Quest’ultimo con un’espressione estremamente sconvolta, che sarebbe stata da immortalare.

Non ci resta da sperar che le uova scadute non uccidano nessuno…

Tentativo di Gnocchi alla Romana

Non-gnocchi. Potrebbero esser buoni con la Nutella. O indurre gastrointerite.

Inserito in Cibo e bevande | Lascia un commento

Esperimento fallito: polpette di ricotta e tonno

Quando sono andato al Waitrose per la prima volta, nella frenesia causata dal trovarmi al cospetto di vero cibo, ho comprato anche 2 etti di ricotta. Mi sono così trovato, a due giorni dalla scadenza, con il barattolo ancora intonso. Pertanto ho effettuato una rapida ricerca e ho trovato la ricetta di queste polpette su Giallo Zafferano: http://ricette.giallozafferano.it/Polpettine-di-tonno-e-ricotta.html

Riporto qui gli ingredienti a posteriori, nel senso di quello che ho finito per metterci piuttosto che quello che avrei dovuto metterci.

Ricotta, 250g
Farina integrale, 50g
Capperi, 8
Parmigiano grattugiato, 30g
Pane grattugiato, 70g circa
Uova, 2
Tonno sgocciolato (ventresca de atùn), 250g
Sardina, 1 (sarebbero dovute essere alici)

Dato che fuori piove e che la bici ha ancora una gomma forata (a sua volta perché far riparazioni sotto l’acqua è peggio che camminare) mi sono accontentato di andare alla Coop all’angolo per reperire gli altri ingredienti. Trattandosi del tipo di mini supermercato dove la gente si rifornisce di birra e latte, non avevano la minima idea di cosa fosse il prezzemolo e invece delle acciughe mi son dovuto accontentare di sardine, sott’olio ma non pulite. I capperi erano decenti, ma la designazione di provenienza si attiene a un alquanto vago “mediterranean region”.

Tornato a casa mi sono apprestato a preparare il tutto. Ho cacciato tonno sgocciolato, formaggio, uova e ricotta nella mia abnorme mixing bowl rossa (viva i dettagli inutili e la conoscenza del lessico specifico). Mescolando un po’ ho ottenuto la poltiglia rappresentata nella foto a seguire.

Poltiglia di uova, ricotta, parmigiano e tonno

La ricetta originale prevedeva poi di grattugiare 50g di pane da usare, appunto, per l’impanatura. Purtroppo disponevo solo di pane a cassetta preaffettato, che da grattugiare non è affatto banale. Di conseguenza non mi è venuta un’impanatura uniforme, soprattutto con gli ultimi pezzi. Quando si è trattato di fare le palline da impanare mi sono accorto che la poltiglia era troppo fluida, per cui ho aggiunto un po’ di farina integrale. Avendo così irregolarmente impanato il tutto ho proceduto a un’improvvisata frittura. Come si vede dalla seconda foto i risultati sono stati variabili, e non ho certo ottenuto la doratezza dell’originale.

polpette di ricotta e tonno, finite

Polpette di ricotta e tonno a cottura ultimata

Però, da brava forchetta quale sono, me li mangio lo stesso. È appena comparso un post-it di una qualche coinquilina che dice che saran falliti, ma son buoni. Grandi soddisfazioni. :-)

Inserito in Cibo e bevande | Lascia un commento

Tokyo, parte 3

La domenica siamo giunti al convegno giusto in tempo per il pranzo (“meglio fare una colazione abbondante, il pranzo lo perdiamo di sicuro!”) e ho dormicchiato quasi ininterrottamente, nonostante gli articoli interessanti. Per l’ultima sera ci siamo concessi una visita a Shibuya, che é di una vitalità impressionante. L’incrocio principale é tipo Times Square, ma essendo giapponese é ancora meno morigerato. Per la cena abbiamo ancora una volta seguito l’antica regola, finendo tuttavia in ristoranti molto interessanti ma pienissimi. Dopo un po’ di vagabondaggio siamo fini in un posto chiamato qualcosa jr. In questo si ordinava da un touchscreen senza fili, e si vendeva tutto a ¥270 più IVA, che sarebbero circa €2,5. Quello che non avevamo capito era lo scarso ammontare delle porzioni, per cui abbiamo aspettato un’oretta buona ricevendo solo delle specie di fagioli salati da sgusciar coi denti e ridicoli quantitativi di quanto avevamo ordinato, che abbiamo interpretato come stuzzichini in attesa del cibo vero. Avendo finalmente compreso, ci siamo messi a ordinare come matti, ammassando un totale non indifferente. Ad ogni modo l’idea del touchscreen é geniale: mai più sbracciarsi per farsi veder dal cameriere!
Usciti a dieci minuti dalla mezzanotte in stato di sobrietà scarsa, ci siamo avveduti di un assottigliarsi nella folla previamente impenetrabile, dal quale abbiamo argutamente dedotto l’imminente chiusura della metro. Nonostante i nostri tentativi di corsa, non abbiamo trovato la Ginza in tempo, e non avevamo notato che la Hanzomon, che avevamo sotto il naso, portava a casa benissimo. Mentre cercavamo di attirare le attenzioni di un magnanimo taxista ci sono state più volte propinate le attenzioni di altrettanto magnanime ragazze (“Japanese girls! You can talk and drink and eat with a japanese girl of tour living!”), ma gli abbiamo cortesemente riso dietro, ammirando invece le moto e bici customizzate, gli ombrelli a katana nei negozi e le magliette con la bandiera di One Piece.

Giungiamo ora alla parte problematica del viaggio. Mio papà, convintissimo di aver il volo di ritorno (su Roma) verso le 5 del pomeriggio, non ha messo la sveglia, lasciando invece le pesanti tende tirate. Svegliatici alle 11 e mezza, abbiamo iniziato a reimballare la roba con una cera celerità, non intendendo pagar alcun sovrapprezzo all’albergo. Nel frattempo mio papà si é accorto di non aver il biglietto elettronico di ritorno. Dato che si trattava dello stesso dell’andata l’ho prontamente rinvenuto, realizzando così il nostro drammatico errore. Il volo non era affatto alle 5 p.m., ma all’una! Trovandosi Narita, l’aeroporto internazionale di Tokyo, a una settantina di chilometri di distanza, le speranze di giungere in tempo erano minime, ma ci siamo comunque fondati là, sperando che l’Alitalia ci infilasse per lo meno sul prossimo volo. Sospettando che non facessero più di un volo al giorno, speravamo addirittura che ci avrebbero potuto convertire il biglietto con un posto su un altro volo per l’Europa, di una qualunque compagnia Skyteam. Già sullo stilosissimo treno espresso però, abbiamo notato che non erano previste partenze per il vecchio mondo quel pomeriggio. Ahimé, al nostro arrivo ai banchi Alitalia non c’era proprio nessuno. Trovata una postazione computer abbiamo telefonato al centro assistenza, dove ci hanno informati che il nostro biglietto, come sostenevo da ore, era ormai carta straccia, e che un biglietto di sola andata per Roma l’indomani ci sarebbe costato molto più che l’andata e ritorno che avevamo previamente acquistato.

Individuato istantaneamente (buon vecchio expedia) un volo British Airways che costava meno della metà, ma che volava su Heatrow, ci siamo riorganizzati alla bell’e meglio. Localizzato un albergo in zona e dotato di servizio navetta per l’aeroporto, abbiamo però constato che per rientrare direttamente in Inghilterra mi mancava una cosa fondamentale: le chiavi di casa! Abbiamo chiamato mia mamma con Skype quando in Italia non erano neanche le 8 e l’abbiamo spedita al più vicino centro DHL, perché le chiavi fossero inviate prima della partenza del convoglio delle 9.
Ce ne siamo poi andati in albergo (mancando 3 volte il piano di partenza della navetta), dove ci siamo rinfrancati con un ultimo pasto nipponico. Svegliandoci con discreto anticipo ci siamo ulteriormente rimpinzati di pancetta prima dell’imbarco.
Il volo di ritorno non è stato altrettanto spazioso di quello d’andata. Era un buon vecchio 747 con le file centrali da 4. Sembrerebbe che dagli anni ’90 li abbiamo cambiati almeno un po’, in quanto mi ci stavano le gambe e c’erano addirittura gli schermi del sistema di intrattenimento, che tuttavia si é rifiutato di avviarsi per buona parte del viaggio.

Giunti nel nuovissimo terminal 5, ci siamo salutati. Recuperata la mia valigetta stracolma di vestiti, mi sono diretto verso King’s Cross, sparandomi tutta la Piccadilly Line in un atto di tirchieria residua, mentre mio papà ha proseguito per Linate.
Credo che la metro di Londra sia molto più stretta di quella di Tokyo, ma di sicuro é altrettanto facile da usare. Nel giro di 20 minuti dal mio arrivo a King’s Cross ero più leggero di £120, ma dotato di biglietto per il treno e di un paninazzo. Non sapevo ancora, però, se le mie chiavi erano arrivate o se dovevo piazzarmi sotto il Millennium Bridge per la nottata. Avendo notato, non con scarso dispiacere, che il mistico wifi gratis della Eascoast è stato trasformato in 15 minuti per tutti e illimitato per la prima classe, mi sono affrettato a controllare lo stato della spedizione. Consegnato! Ma segnato a Leeds e firmato da un certo Kennedy. Ma mi é anche arrivato un messaggio delle vicine, che erano a casa e pronte ad aprirmi alla bisogna.

Giunto verso le 7 mi sono trascinato il trolley fino al buon vecchio Alcuin College, dove ho recuperato le chiavi intrufolandomi fra la folla del Pillage the Village. Me ne sono poi andato a casa, accolto dalle vicine piazzate davanti alla tele, che sembrano aver apprezzato il schochu, anche se non l’hanno ancora aperto.

katana-umbrella

Ombrello-katana, Shibuya, Tokyo

Inserito in Cibo e bevande, Viaggio | Lascia un commento

Tokyo, parte 2

La mattina dopo ci siamo ritrovati nella lobby dell’albergo con gli altri dell’AES, con i quali ci siamo apprestati al lungo viaggio fino alla sede dell’NHK. Dato che mio papà doveva pronunziar il keynote speech del giorno, il convegno non iniziava senza di noi. Allo scherzoso grido di “Protect the keynote speaker!” ci siamo avventurati per la Ginza line fino a Omotesando, dove siamo passati alla Chiyoda fino a Yoyogi-uehara, dove abbiamo preso un autobus stracarico e coi sedili troppo ravvicinati. In tutto il viaggio sarà costato un buon 10 euro, ma sicuramente meno dei 50 del taxi.
La demo del progetto RAI è andata bene, a parte qualche prevedibile stallo nel sistema. I giapponesi sono andati in modalità giochino e hanno apprezzato molto.

Sabato sera cena sul battello. Ovviamente nell’unico giorno di diluvio universale. E ovviamente avendo completamente mancato il comodo bus che partiva 2 ore prima dalla sede del convegno. Per cui, con i nostri mitici biglietti giornalieri, ci siamo destreggiati con la metro per arrivare in zona, contando di prendere un taxi. Dopo aver tentato vanamente di spiegare che andavamo agli Echijima boat piers ed esser stati bellamente scaricati da due tassisti di fila, ci siamo comprati un’ombrello a testa e siamo andati all’avventura, senza uno straccio di mappa. Da notare che gli ombrelli erano sostanzialmente fatti di cellophane, ma avevano il vantaggio di esser trasparenti, il che permette di tenerli bassissimi e di non bagnarsi. Non molto, per lo meno.
Dopo un buon quarto d’ora di cammino sotto l’acqua scrosciante (“Il fiume! C’era un fiume sulla mappa!”) ci siamo imbattuti negli autobus ormai vuoti e, subito dopo, nell’oblunga coda di acustici zuppi, tutti con gli ombrellini di cellophane, che si dilungava sul pontile in attesa dell’imbarco. Data la presenza del tatami sul battello c’abbiamo anche messo parecchio, fra stivaggio degli ombrelli e rimozione delle calzature. Cena goduta molto, con abbondante socializzazione, Jeff che mi ha insegnato a usar le bacchette decentemente, pesce crudo freschissimo e tempura buonissima, ma soprattutto con alcool gratis. Quest’ultimo elemento é stato causa del karaoke finale, che é stato prontamente immortalato. Alla fine è stato raccomandato a tutti coloro che dovevano ritornare ad Akasaka di prendere un taxi, onde non smarrirsi nella metro a causa del troppo shochu. Contando sul mio fegato britannicizzato siamo invece riusciti a navigare tutti i cambi fino a casa, nonostante che i nostri biglietti non fossero validi sulla linea TOEI e che per uscire andassero inseriti in sequenza il biglietto TOEI e quello giornaliero.

Inserito in Cibo e bevande, Viaggio | Lascia un commento

Tokyo, parte 1

a gourmet shop in Akasaka, Tokyo

Cibo in un negozio di prelibatezze culinarie, Akasaka, Tokyo

Volo di andata molto fortuito: abbiamo entrambi trovato un’intera fila di sedili vuota in cui stravaccarci, dormito quasi ininterrottamente. Tokyo ha echi di Berlino nell’organizzazione ultraefficiente della metro, ma è circa 30 milioni di volte più abnorme e tende alquanto al caos. Per la maggior parte è pseudo-città alla milanese, case e negozi in edifici orribili a perdita d’occhio. La prima parte del convegno è all’NHK, la versione giapponese della RAI. Siamo andati subito lì per controllare che i DVD che ho fatto per il keynote speech di mio papà funzionassero. Chiaramente trattandosi di un’emittente televisiva non sapevano selezionare l’input video sullo schermo ed è toccato farlo a noi con l’antichissimo metodo del “pigia a casaccio”.
Stiamo mangiando benissimo seguendo l’antica regola (ancora più dell’altra) dell’andare dove vanno i locali e di buttarsi. Ieri a pranzo siamo andati in un ristorantino stracolmo dove l’anziana proprietaria ci ha confusamente spiegato che non poteva darci i piatti rappresentati dai tradizionali modellini, ma solo A,B,C o D, con tanto di complicato testo ideografico. Dopo una buona mezz’ora di mio papà che le indicava il tempura e la vecchia che diceva di no abbiamo ordinato B e C, che erano rispettivamente maiale e riso e pesce impanato e riso. Subito dopo pranzo abbiamo localizzato del vero caffé Illy in lattina in un negozio di specialità culinarie.

Nel nostro unico pomeriggio libero ci siamo avventurati ad Akihabara, il quartiere dei nerd e dell’elettronica. Una zona grossa come il centro di Parma, costituita integralmente di negozi di elettronica, videogiochi, manga, anime et cetera. Pater sarebbe impazzito, mentre noi eravamo molto divertiti. Sulle strade principali ci sono i negozi più grandi e con la roba nuova, mentre più ti addentri nei vicoli più la roba è vecchia, strana ed economica. C’era un negozio pieno di vecchie console e altrettanto vecchi videogiochi. I più scandalosi sono i negozi di manga, che attirano i clienti con ragazze travestite da personaggi. Individuata da lontano una sala giochi (era un grattacielo rosso e con un’enorme effigie dell’alieno di Space Invaders) mi sono sparato un sano Tekken 6 e abbiamo anche provato uno di quegli sparatutto con pistola da tener in mano.

Inserito in Cibo e bevande, Uncategorized, Viaggio | Lascia un commento

Hello world!

Benvenuti alla nuova versione del mio blog. Mi sono messo a rileggere i post vecchi e ho riscoperto un sacco di cose che avevo completamente scordato, probabilmente anche a causa del quantitativo di sonno assolutamente insufficiente di cui disponevo un paio d’anni fa. Inoltre adesso che studio in Inghilterra scrivere un po’ in italiano potrebbe essere un esercizio non del tutto negativo.

A breve un resoconto della mia settimana a Tokyo.

Inserito in Uncategorized | Lascia un commento